Dal 20 Novembre all’11 Dicembre scorsi si è svolta a Rimini, alla Cineteca di via Gambalunga, la Rassegna “Cinema e Psicoanalisi” dal titolo “Quando l’altro è il nemico. Riflessioni Psicoanalitiche intorno alla Guerra”, argomento purtroppo oggi di violenta attualità. La rassegna, ideata e promossa dal Centro Adriatico di Psicoanalisi in collaborazione con la Cineteca di Rimini, si svolge da oltre 20 anni e vede un buon interesse e partecipazione di pubblico. L’argomento proposto quest’anno voleva offrire l’occasione di fermarci a riflettere intorno ad aree di distruttività interna ed esterna, intorno ad aree e funzionamenti psicotici della mente, sollecitati da rabbia, paura e angosce paranoidi, ma anche intorno ai movimenti riparativi che si contrappongono a tanta devastazione.
Le tre serate hanno presentato nell’ordine i film “DOM”, del regista Massimiliano Battistella, “1917” di Sam Mendes e “No other Land” di Basel Adra, Hamdan Ballal, Yuval Abraham e Rachel Szoz.
DOM, commentato dalla psicoanalista Maria Cristina Calzolari e da chi scrive, alla presenza del regista, del produttore e della protagonista nel ruolo di se stessa, è la storia di una donna quarantenne che torna nella sua città, Sarajevo, che aveva lasciato nel 1992 durante la guerra dei Balcani. L’andirivieni tra passato e presente, arricchito da immagini di repertorio della guerra e filmini amatoriali in superotto di civili che scappano sotto il fuoco di cecchini e dei bambini abbandonati a loro stessi in orfanotrofio, crea una suggestione onirica, sospesa, in cui vengono trattati con molta delicatezza temi dolorosi e quasi inelaborabili: quelli della guerra, in cui gli adulti non sono più capaci di dare sicurezza e protezione ai bambini, quello dell’abbandono della protagonista in orfanotrofio, dei suoi ripetuti sradicamenti che le fanno perdere compagni ed adulti di riferimento, quello del ricordo e la presenza di una madre persa a 3 anni e mai dimenticata, che porta la protagonista Mirela a cercare di mettersi in contatto con lei per riallacciare un legame spezzato, ora che anche Mirela è diventata madre e in aprés-coup rivive emozioni e sentimenti di una madre, probabilmente costretta ad abbandonare una figlia scomoda per un handicap fisico invalidante.
Il film “1917”, commentato dagli psicoanalisti del Centro Adriatico di Psicoanalisi Giorgio Bambini e Simona Lucantoni, è una giornata al fronte sulla scena della prima guerra mondiale: a due soldati inglesi, amici inseparabili, ormai in attesa del congedo, viene data la missione quasi impossibile di fermare l’attacco di un battaglione inglese di 1600 uomini. I tedeschi, fingendo di ritirarsi, hanno preparato una trappola mortale per gli avversari. I due soldati dovranno attraversare la “terra di nessuno” per entrare in territorio nemico e infine raggiungere il battaglione che sta per attaccare, la missione deve compiersi prima dell’alba, altrimenti tutto sarà perduto e 1600 uomini moriranno. Ormai si combatte da tre anni, in trincea, una guerra di logoramento, estenuante, che sembra non finire mai, in cui è esemplare la “morte di massa”. Le riprese ci portano sul campo di battaglia, dentro le trincee, sembra di sentire l’odore del sudore, del sangue, della putrefazione, corpi senza vita smembrati e sparsi su un terreno ormai senza vegetazione, dissestato
dai crateri delle bombe e dei proiettili. Le città sono rase al suolo, scheletri di palazzi, mura come dita si levano al cielo, cupo, nuvoloso, solo fumo, fuoco. Sparuti civili cercano di nascondersi, senza cibo né acqua, larve umane senza speranza, terrorizzati. Morte e distruzione ovunque.
Il ritmo delle scene è incalzante, non lascia respiro. Questo splendido film, che ha avuto innumerevoli nomination agli oscar, è una dichiarazione potente della follia della guerra, della sua inutile distruttività, devastazione e disumanità. Il nemico non ha mai un volto, una storia. Il suo essere disumanizzato ci impedisce di rispecchiarci in lui, di immaginare la sua presenza umana, che ci rende possibile ucciderlo.
*No other land”, recente premio Oscar per il miglior documentario, commentato dalle psicoanaliste Cinzia Carnevali e Laura Ravaioli, è un film doloroso e inquietante sul rapporto tra coloni che si insediano abusivamente sui territori occupati da Israele in Cisgiordania, compiendo atti di sopruso e violenza ai danni dei palestinesi pastori e agricoltori, sotto gli occhi dell’esercito israeliano che li appoggia o tutt’al più si astiene ma non protegge i palestinesi, contravvenendo e violando i trattati internazionali che vietano ad una potenza occupante di insediarsi nel territorio occupato e venendo meno all’obbligo di sostenere e proteggere la popolazione occupata, come è stabilito dalle risoluzioni di Ginevra.
Il film-documentario, pensato e realizzato da giovani uomini israeliani e palestinesi, documenta con filmati atti di estrema violenza e sopruso che una nuova generazione di israeliani condanna. Gruppi di volontari israeliani presidiano villaggi palestinesi per documentare, e in questo modo cercare di inibire, la violenza cieca e selvaggia dei coloni, diventando loro stessi nemici del governo israeliano e della parte più di estrema destra del paese. L’umanità di questa parte del popolo israeliano, di chi protesta nelle piazze, di chi rifiuta di prestare il servizio militare, di chi vorrebbe trovare una soluzione equa, pacifica e giusta al conflitto in Israele-Palestina, ravviva la speranza che ci possa essere una pace e che possa interrompersi la infinita spirale di vendetta che tanta distruzione, morte, violenza inevitabilmente porta con sé.