Rivista de Psicoanàlisis de L’Associacion Psicoanalitica de Madrid - Vol. 39, N. 101, 2024 - Tema Monografico : Identificazioni nel mondo attuale.
Cinzia Carnevali
Abstract
Questo lavoro prende in considerazione il tema dell’identificazione intesa come un processo, un percorso complesso e continuo della propria identità e capacità di sentire di esistere, di pensare al proprio Io, al proprio divenire e alla sua costruzione. La formazione del soggetto per la riparazione-costruzione del proprio senso di sé, si configura come storia delle sue relazioni oggettuali e delle identificazioni. È dall’incontro con l’altro sin dalla vita intrauterina che inizia il processo identificatorio primario e la percezione di sé con tutte le ansie e turbolenze emotive e i traumi che lo possono arrestare. L’esperienza analitica può riattivare il processo e consentire le trasformazioni possibili da inconscio a conscio, dai livelli immaginari a quelli simbolici della psiche. Per produrre trasformazioni occorre accogliere le memorie somatiche e conoscere le identificazioni più arcaiche, interiorizzare e produrre nuove identificazioni più evolute. Il nuovo materiale identificatorio interiorizzato rivitalizza il Sé e ripristina i movimenti evolutivi del Sé. Grazie alla trasmissione di un adulto capace di rêverie si acquisisce la capacità di assimilare modelli identificatori adeguati, di passare dall’angoscia di separazione e perdita del Sé a una capacità di uscire dalla confusione, di tollerare la separazione e di pensare. Ferenczi (1932) attraverso il concetto di «intropressione e identificazione con l’aggressore» ripreso da Martín Cabré (2011) ci offre una via d’uscita dalla confusione e riapertura alla vita. Il lavoro psichico, talvolta molto difficile, si gioca su registri simbiotici come quello riguardante la paziente di cui parlerò nella parte clinica, sul filo di un continuo risucchio fusionale da cui talvolta è tanto difficile emergere per rispettarne quella quota di vissuto e significato vitale di esperienza. Ritengo che possano avvenire trasformazioni identitarie trovando un punto di accesso alle memorie somatichedepositate nella psiche in modo che ritrovino la via dell’imitazione-identificazione, forma e significato in modo che possano essere poi mentalizzabili.

Commento a cura di Francesca Tarducci
Sulla Rivista de Psicoanálisis dell’Asociación Psicoanalítica de Madrid è stato recentemente pubblicato un interessante contributo di Cinzia Carnevali, dal titolo "Identificazioni-Trasformazioni. Costruzione e riparazione del Sé in analisi” (vol.39, N. 101, 2024, pp.397-422).
In questo articolo, Carnevali esplora in modo chiaro e approfondito il tema dell’identificazione, che definisce come “un processo, un percorso complesso e continuo della propria identità e capacità di sentire di esistere, di pensare al proprio Io, al proprio divenire e alla sua costruzione”.
Esaminando i fenomeni identificatori dell’area percettiva-imitativa sensoriale e le forme primitive di incorporazione, Carnevali ripercorre numerosi contributi teorici: dall’introduzione del concetto di introiezione da parte di Ferenczi (1909), alle intuizioni freudiane sulle forme dell’identificazione primaria (Freud,1921), sino agli sviluppi degli autori post-freudiani, con riferimenti essenziali a Klein, Bion, Lacan e Gaddini. Tra i riferimenti dell’Autrice non mancano le voci di alcuni autori contemporanei tra cui Racalbuto e Spadoni.
L’Autrice si sofferma in particolare sul concetto di «intropressione» introdotto da Ferenczi (1932) e ripreso da Martín Cabré (2011) ripercorrendone l’evoluzione e le possibili correlazioni con i processi di introiezione, identificazione con l’aggressore e identificazione narcisistica. Particolare attenzione viene data alle dinamiche del trauma e agli effetti dei “traumi primari” che possono ostacolare la formazione dei legami libidici compromettendo la costruzione e lo sviluppo del Sé.
A tal proposito, Carnevali evidenzia come l’esperienza analitica possa riattivare, in pazienti gravemente traumatizzati, processi evolutivi interrotti, favorendo “trasformazioni possibili da inconscio a conscio, dai livelli immaginari a quelli simbolici della psiche” e sottolinea come, per promuovere tali trasformazioni, sia necessario “accogliere e conoscere le identificazioni più arcaiche e produrre nuove identificazioni più evolute” capaci di rivitalizzare il Sé e ripristinare i movimenti evolutivi. Secondo l’Autrice, questo passaggio è reso possibile dalla presenza di un “un adulto capace di rêverie” in grado di trasmettere “la capacità di assimilare modelli identificatori adeguati, di passare dall’angoscia di separazione e perdita del Sé a una capacità di tollerare la separazione e di pensare.”
Carnevali ritiene che si possano favorire trasformazioni identitarie “trovando un punto di accesso alle memorie somatiche depositate nella psiche in modo che ritrovino la via dell’imitazione-identificazione, forma e significato in modo che possano essere poi mentalizzabili”. In analisi, è dunque fondamentale “rendere possibile l’esperienza di affetti, capaci non solo di rintracciare parole per illustrare un processo primario — magari descrivendolo secondo i tipi del processo secondario — ma soprattutto in grado di riprenderlo nel suo “respiro” preconscio, di farlo “rivivere”, di cominciare da lì a dare un senso alla relazione e accessibilità affettiva ai pensieri. Prima delle connessioni di pensiero è prioritario il senso originario dell’esperienza, non sempre connessa perciò alla parola, ma ad altre categorie di vissuti, come quelle legate ai toni, ai ritmi, alle cadenze sensoriali, alle caratteristiche emotive.”
La comunicazione inconscia diviene così una via fondamentale per la comprensione degli affetti di pazienti che presentano patologie di tipo borderline, psicosomatiche o narcisistiche che per la loro carenza rappresentativa, sono spinti a comunicare maggiormente attraverso ciò che “fanno” e che “fanno sentire”, piuttosto che attraverso le parole. In queste situazioni, si rende necessaria una precisa scelta tecnica: “rimanere in uno assetto di accoglimento, contenimento, condivisione anche corporea e rêverie, come pre-condizione perché nel tempo il paziente possa divenire più in grado di tollerare interpretazioni nel transfert e di transfert. L’analista viene coinvolto, nella dinamica transfert-controtransfert, nelle sue caratteristiche reali di persona/psicoanalista.”
Per l’Autrice ciò potrebbe significare visitare l’«originario» (Racalbuto, 1994) abitato da aree psichiche indifferenziate: “aree dove gli affetti (…) sono latitanti; permangono invece gli “stati affettivi” arcaici (ibid.), impregnati di connotazioni percettivo-sensoriali (affetti-sensazioni) che rimandano a quelle condizioni in cui l'oggetto, prima di essere riconosciuto come altro-da-Sé, è fondamentalmente un punto del corpo, un vissuto emozionale viscerale, un’esperienza senso-motoria, oggetto senza il quale e al di qua del quale è impossibile sentirsi esistere.”
Attraversare queste aree comporta un intenso lavoro controtransferale e la disponibilità dell’analista a sostare nell’assenza di significato e nel vuoto di senso: un assetto analitico che consente, attraverso l’attivazione del controtransfert sensoriale corporeo, l’emergere di «rêverie sensoriali e sonore» (Carnevali, 2015, 2019) capaci di ripristinare l’aspetto libidico emotivo e affettivo come autentico processo generativo. «In tal modo la pulsione libidica, in una sorta di spirale virtuosa, può riprendere il suo corso. La libido sessuale, con relativo investimento dell’oggetto, riuscirà a fluire in diversi sensi, verso il Sé, verso l’analista, verso gli oggetti rivitalizzati. Tale fecondo percorso analitico, che richiede sia la capacità di sintonizzarsi con la peculiare sensibilità del paziente sia il necessario contenimento, può consentire al paziente traumatizzato di ritrovare speranza, fiducia e coraggio di vivere» (Carnevali, 2020).
Queste importanti riflessioni fanno da sfondo alla ricca parte clinica dell’articolo, nella quale l’Autrice descrive il complesso e coinvolgente lavoro di analisi con una giovane paziente adolescente all’interno di una relazione analitica “sul filo di un continuo risucchio fusionale”.
L’autrice mostra come una viva relazione analitica consenta in queste situazioni di “riavviare un processo di soggettivazione e di scoperta del desiderio, reintegrando e riparando aspetti del Sé ingabbiati e agonici”. Scrive Carnevali: “Tollerando il vuoto di senso e con pazienza e attenta condivisione possiamo ascoltare i micro movimenti di espressione, di trasformazione e mentalizzazione. Penso che proprio in questi casi (…) la capacità di rêverie (Bion, 1967/1970) dell’analista, sia pure sotto scacco per il clima asfittico e depressivo della seduta, possa risvegliare e attivare un campo di movimento e di transizionalità, uno spazio libero (spazio psichico) per sbloccare e ampliare la sintonizzazione spesso ostacolata da un’occlusione dello spazio analitico dalle stereotipie mortifere.”
Il lavoro di Cinzia Carnevali è estremamente ricco e stimolante non solo per le numerose riflessioni teorico-cliniche che presenta, ma anche per l’originale contribuito clinico attraverso il quale ci consente di entrare nel vivo del lavoro di analisi. Possiamo cosi vedere l’analista al lavoro: un’analista disponibile e paziente, in grado di restare viva e creativa e di mantenere la fiducia nella possibilità che, anche in condizioni di grave sofferenza, possa sempre esserci un senso da co-costruire e ricostruire.
Bibliografia:
Bion, W. R. (1967). “Una teoria del pensiero”. Trad. it. in: Analisi degli schizofrenici e metodo psicoanalitico. Roma: Armando (1970).
Cabré, L. J. M. (2011), “Dall’introiezione all’intropressione: evoluzione di un concetto teorico e sue conseguenze nella tecnica psicoanalitica” presentazione giornata Centro Psicoanalitico Romano (2011).
Carnevali, C. (2015) “Campo musicale e campo relazionale. Inconsci che si incontrano, inconsci che si trasformano”, in M. De Mari, C. Carnevali, S. Saponi, Tra Psicoanalisi e Musica. Roma: Alpes Italia (2015, pp. 81-91).
Carnevali, C. (2020) “Trasformazioni del trauma in analisi: dalla stereotipia mortifera del fantasma alla soggettività vitale”, in Trasformazioni del Trauma in analisi. Sogno, libido e creatività a cura di Carnevali, C. e Cabré, L. J. M., Roma: Alpes Italia (2023).
Ferenczi, S. (1909) “Introiezione e transfert”, in Opere, Vol. 1 (1908-1912). Milano: Raffaello Cortina (2002).
Ferenczi, S. (1932)”Trauma is a process of dissolution that moìves toward total dissolution, that is to say, death” in Diario Clinico. Milano: Raffaello Cortina (1988, p. 130).
Freud, S. (1921), in “Psicologia delle masse e analisi dell’Io” OSF 9.
Racalbuto, A. (1994) “Pensare. L’originario della sensorialità e dell’affetto nella costruzione del pensiero” in Tra il fare e il dire. Milano: Raffaello Cortina.