Ho letto il libro del Dott. Foti tutto d’un fiato. La narrazione, soprattutto all’inizio, si presenta avvincente, in bell’italiano, commovente, piena di passione. Racconta il dramma di un collega stimato, di formazione psicodinamica, e di 23 altri professionisti, assistenti sociali, psicoterapeuti, dirigenti comunali e amministratori locali dei comuni della Val D’Enza, accusati di reati gravissimi che si stanno rivelando inesistenti. Consigliabile per i professionisti della salute mentale, per i Magistrati, per i rappresentanti dei Partiti politici e per gli eletti a cariche istituzionali; ma anche per insegnanti di ogni ordine e grado e volontari delle associazioni assistenziali. Il Dott. Claudio Foti non è il primo ad essere stato accusato ingiustamente e ad essere stato costretto a difendersi in giudizio; la sua storia potrebbe sembrare banalmente compassionevole come tante, ma in questo caso l’inizio, l’andamento e gli esiti di questa vicenda ha avuto ed ha ancora oggi dei risvolti sociali di rilievo nazionale. Possiamo a ragione parlare di effetti devastanti che il “caso Bibbiano” ha avuto sul sistema pubblico di protezione dei bambini; la vicenda del Dott. Foti e di tutti i 24 indagati dei Comuni della Bassa Val d’Enza va molto oltre il destino di singole persone e coinvolge il futuro ed il funzionamento di intere parti dello Stato, quello Stato di cui noi tutti facciamo parte e che ci appartiene. Quando si viene a sapere dell’esistenza di bambini in gravi difficoltà o addirittura abusati c’è sempre chi protesta ed è pronto ad esclamare che “nessuno fa nulla”. I Comuni della Val D’Enza in provincia di Reggio Emilia avevano organizzato un sistema estremamente efficiente per la protezione della prima infanzia, ma dopo l’intervento della Procura della Repubblica di Reggio Emilia viene da pensare che non tutti siano interessati alla protezione dei bambini. La campagna giudiziaria e politico mediatica condotta da vari soggetti sociali e politici per distruggere l’esperienza dei Comuni della Val D’Enza ha arrecato un danno gravissimo al sistema pubblico di tutela dell’infanzia, un danno di rilievo nazionale. Era l’estate del 2019 quando i giornali e le televisioni cominciarono a diffondere la notizia della incriminazione di psicologi, assistenti sociali, amministratori locali e perfino sindaci, con accuse gravissime, da codice penale: allontanamenti di bambini dai loro genitori considerati illegittimi, arricchimento personale di psicoterapeuti attraverso psicoterapie dei bambini allontanati dalle famiglie, mercato di bambini sottratti alle famiglie per darli in affido ad altre coppie, sempre per denaro, relazioni alla magistratura frutto di manipolazione dei bambini cui veniva strappato il racconto di violenze subite altrimenti inesistenti, ecc.

Ero esterrefatto; continuavo a leggere e ritagliavo gli articoli di giornali di vari orientamenti per cercare di capire di che cosa si stava parlando e si stava scrivendo, ma i conti non mi tornavano. Dopo 28 anni di servizio come psicologo psicoterapeuta e psicoanalista in Consultorio Familiare, e quindi stretto collaboratore del Tribunale per i Minori di Ancona, di vari Presidenti succedutisi negli anni, di Procuratori generali, di Giudici del Tribunale Ordinario, ciò che leggevo, per l’esperienza e le conoscenze accumulate in tanti anni, mi risultava astruso, estraneo all’ambiente. Arricchirsi con le psicoterapie? Ma quando mai? Arricchirsi con un traffico di bambini dati in affido? Anche i sassi sanno che l’affido familiare non potrà mai essere un affare inteso in senso economico, anzi, dal punto di vista economico è tutta una rimessa. L’accusa poi di aver allontanato bambini dalle loro famiglie in modo illegittimo è semplicemente ridicola: non sono i professionisti o gli amministratori comunali che possono prendere questo tipo di decisioni. Solo i Magistrati lo possono, ed in questo caso i Magistrati minorili del Tribunale per i Minori di Bologna. Non ho mai conosciuto in tanti anni di attività nel Servizio Pubblico un Magistrato minorile manipolabile o credulone, che si sia fatto influenzare dalle relazioni dei professionisti dei Servizi Sociosanitari senza disporre proprie verifiche. Infine la manipolazione dei bambini: sui giornali si è scritto di strane macchine ad energia elettrica che richiamano l’elettrochoc usate per condizionare i bambini nelle loro testimonianze , ma le difese degli imputati hanno subito fatto sapere che si trattava di altro e che la fantasia dell’elettrochoc era del tutto gratuita. Durante le udienze in Tribunale è successo qualcosa di incredibile: il gioco, strumento di comunicazione nella psicoterapia dei bambini e comunemente usato dal Dott. Foti e collaboratori per interagire con i bambini durante le sedute di psicoterapia, è stato scambiato da esimi Magistrati per una realtà concreta e ciò che era drammatizzato nel gioco tra psicoterapeuta e bambino è stato inteso nell’aula di tribunale come pressione violenta nei confronti del bambino (Foti, p. 162). E così in aula giudiziaria si è consumato il processo alla psicoterapia del trauma (Foti, p. 240). Ma tant’è: frode processuale, depistaggio, abuso d’ufficio, maltrattamenti su minori, falso in atto pubblico, violenza privata, tentata estorsione, peculato d’uso e lesioni gravissime sono i reati (ben 116) ipotizzati a vario titolo dalla Procura di Reggio Emilia. E mi chiedevo: ma come è possibile? Il personale della ASL è controllato da una gerarchia molto presente, il personale dei Comuni è controllato dai segretari comunali e dai consigli comunali, le convenzioni con i privati sono atti pubblici che non passano inosservati…commettere reati con decine di professionisti coinvolti è impossibile. E poi manca la motivazione visto che il denaro è proprio da escludere.

La mia incredulità per l’iniziativa della Procura della Repubblica di Reggio Emilia che ha avviato i procedimenti giudiziari (forse mal consigliata – penso) diventava indignazione per le strumentalizzazioni politiche che ne facevano i partiti del centrodestra in campagna elettorale per le amministrative dell’Emilia Romagna, ed ho provato pena per le colleghe ignoranti che hanno steso perizie per nulla scientifiche e colluso con l’aggressione esprimendo giudizi incauti e superficiali nelle consulenze alla Procura o nelle interviste rilasciate alla stampa. Con i 24 sotto processo sono finiti inquisiti per analogia tutti coloro, psicologi, assistenti sociali e amministratori locali coinvolti sul territorio nazionale nell’attività di tutela minori. Non potrò scordare Salvini e poi Meloni, ripresi dalle telecamere davanti al comune di Bibbiano, tenere comizi infarciti di affermazioni false e ingiuriose nei confronti dei professionisti che nella Val D’Enza si erano spesi per la tutela dell’infanzia (cfr. su you tube: “Bibbiano, ecco cosa dicevano i politici”. https://www.La7.it, Trasmissione “Otto e Mezzo” del 2023) ; e Salvini che esibiva ad una festa della Lega una bambina dal palco indicandola come una vittima dei mostri di Bibbiano…per poi scoprire che quella bambina non era di Bibbiano e non c’entrava nulla con i fatti della Val D’Enza, e l’On. Di Maio che dall’alto della sua posizione governativa e dei suoi 33 anni tuonava contro il “partito di Bibbiano”. Si sono visti livelli di opportunismo e di cinismo che non dovremmo considerare accettabili solo perché esibiti da rappresentanti politici.

A distanza di 6 anni dall’inizio del linciaggio, i Magistrati di Corte D’Appello di Bologna e i Magistrati di Cassazione hanno riconosciuto l’inesistenza dei reati attribuiti al Dott. Foti. Ma il lavoro sistematico di distruzione perpetrato nei primi due anni di questa vicenda hanno lasciato rovine in tutte le province d’Italia. Oggi uno psicologo, uno psicoterapeuta, un assistente sociale, un medico, un insegnante, un amministratore locale, prima di segnalare alla Magistratura (come sarebbe suo dovere) l’esistenza di un bimbo abusato o in stato di incuria, ci pensa molto a lungo e se può si astiene (“non vedo, non sento, non parlo”). Si è cioè determinato un clima nazionale di intimidazione nei confronti di chi opera per la tutela dell’infanzia e un atteggiamento diffuso di omertà; i medici la chiamano “medicina difensiva”; un’onda lunga del clima che si è creato con i fatti di Bibbiano. Il Dott. Foti cerca nel suo libro di dare alcune spiegazioni di come sia potuto accadere che proprio fedeli servitori dello Stato deputati alla tutela dei minori siano stati accusati di far del male ai bambini. La sua ricerca individua sei congiunture che, tutte insieme contemporaneamente, avrebbero contribuito al mito del “lupo di Bibbiano” (Bauccio, 2024). “Non c’è stato alcun complotto – scrive Foti (p. 227) – ciascun soggetto ha fatto il suo gioco, muovendosi autonomamente con un effetto domino a cascata, ecc.”. E’ rilevante notare come l’On. Meloni, esponente di un partito che dichiara di avere a cuore le sorti dello Stato, e che in proclami televisivi e giornalistici si dice schierata dalla parte dei più deboli, nel caso di Bibbiano non ha avuto scrupoli a contribuire all’abbattimento di un sistema istituzionale locale che si era organizzato in modo molto efficiente per tutelare i bambini. Spregiudicatezza e opportunismo tipici di tanta parte degli attuali rappresentanti politici? Non mi sfugge un intreccio più complesso che va oltre il guadagno effimero di qualche voto in più alle elezioni: il partito della Meloni conserva l’ideale della famiglia cosiddetta tradizionale (patriarcale), quella famiglia in cui, come nell’antica Roma, il pater familias aveva potere di vita e di morte sulla moglie, sui figli, sugli schiavi ed era proprietario di tutto il patrimonio. In effetti, quando lo Stato interviene attraverso i suoi Servizi Sociali e Giudiziari intrudendo all’interno di una famiglia disfunzionale che maltratta i bambini, l’autorità di quel padre di famiglia viene messa in discussione e l’ideale patriarcale ne esce terremotato. In questo senso l’On. Meloni è in perenne contraddizione con se stessa, per ciò che dice che è diverso da ciò che fa.

Ad ogni buon conto – a me sembra – le sei congiunture da cui prenderebbe avvio la vicenda giudiziaria in oggetto, sono intese da Foti prevalentemente su un piano culturale (“cultura Pilloniana”, Foti, p. 248); manca nella sua analisi il collegamento con la struttura socioeconomica della nostra società occidentale industrializzata. Marx aveva notato quasi 200 anni fa che la cultura di una società è fortemente condizionata dalla struttura socioeconomica ed in particolare dai rapporti di forza (proprietà dei mezzi di produzione) tra le classi sociali. Domanda: come è stato possibile che la Procura di Reggio Emilia imbastisse una serie di processi immediatamente avvertiti come assurdi dagli addetti ai lavori? Risposta: anche il pensiero dei Magistrati può essere condizionato dalla cultura della classe dominante. E quale è oggi in occidente la classe dominante e la sua cultura? Dovendo semplificare (per mancanza di spazio), si identifica con i gruppi il cui potere deriva dal capitale finanziario. In questo contesto la parola libertà assume un significato specifico: libertà di impresa. E nell’ideale “liberista” questa libertà è intesa come la possibilità di fare soldi senza controllo, secondo la legge del più forte. Il motto è: “meno Stato, più mercato”, ovvero meno controlli e vincoli da parte dello Stato (di tutti) e più libertà di impresa per il capitale finanziario (di alcuni pochi). La ricaduta culturale è l’esaltazione massima dei diritti del singolo (soprattutto in campo economico) a scapito dei diritti e dei beni comuni (ad esempio l’acqua, le spiagge, i boschi, i fiumi, i bambini piccoli, ecc.). Psicologi sociali e Psicoanalisti hanno rilevato un aumento del “narcisismo” (Lasch C., 1979), delle scelte individuali a scapito di uno spirito cooperativistico e del piacere di stare assieme. Questa eccessiva esaltazione dell’individuo ha una ricaduta culturale forte. In campo giuridico assistiamo ad una cura spasmodica del diritto alla difesa del singolo a scapito di diritti e valori di rilevanza comunitaria. Valori di rilevanza comunitaria sono in questo caso la cura e la protezione dei bambini da parte dello Stato. Ed ecco che nei quindici anni che abbiamo alle spalle è cresciuta inarrestabile una legislazione che permette a due genitori conflittuali e litigiosi di continuare a litigare, ognuno con avvocati contrapposti, anche davanti ai figli, mentre la parte più debole del gruppo, cioè i bambini, nella procedura del Tribunale Ordinario si ritrova con una difesa più formale che sostanziale. E’ stato concepito un carrozzone procedurale che vede al centro delle contese familiari il Tribunale Ordinario – notoriamente impreparato ad occuparsi di bambini - mentre si è decisa la chiusura dei Tribunali per i Minorenni (Benedetti F. e altri, 2017). Se consideriamo la protezione dell’infanzia non solo come fatto etico individuale ma come bene comune sociale, la legislazione degli ultimi 15 anni è involuta in chiave adultocentrica: sono tutelati i soggetti forti economicamente, abbandonati a loro stessi i soggetti deboli (ad esempio i bambini).

Ora sarebbe auspicabile ripartire. Sono passati più di vent’anni da quando i governi italiani hanno iniziato a disinvestire dal welfare state e dai servizi sociali e sanitari. Ci sono Servizi Pubblici da ricostruire all’insegna del bene primario dell’infanzia e una legislazione da ritoccare.

In tutta questa vicenda restano alcuni aspetti da chiarire: che cosa ha indotto la Procura della Repubblica di Reggio Emilia ad avviare una azione giudiziaria rivelatasi un colossale abbaglio? Come mai i Magistrati minorili del Tribunale di Bologna, i veri responsabili degli allontanamenti dei bambini da famiglie palesemente disfunzionali, hanno taciuto e continuano a tacere facendo mancare ai professionisti sociosanitari quella protezione a mio avviso dovuta? E’ più chiaro invece che cosa è accaduto per quanto riguarda i mezzi di informazione; ma non bisogna fare di ogni erba un fascio: sono le testate giornalistiche conservatrici che si sono scagliate come sciacalli sulla preda ed hanno dato prova di un giornalismo miserabile. Ha ragione Simona Musco quando sul suo articolo comparso su “Il dubbio” del 3 giugno 2024 sostiene che occorre continuare a parlare di Bibbiano, un caso giudiziario in cui molti bambini, giustamente allontanati da genitori palesemente inaffidabili sono stati loro restituiti mentre 17 professionisti che hanno dedicato la vita alla tutela dell’infanzia sono ancora sotto processo con accuse che si stanno rivelando inverosimili. Un pensiero di incoraggiamento va alle 17 Colleghe e Colleghi, dirigenti e amministratori locali che dopo sei anni, avendo scelto il rito ordinario, sono ancora sotto processo. Un ringraziamento speciale a Luigi Cancrini che coraggiosamente ha interpretato il sentimento di tutti noi specialisti della tutela dell’infanzia, un sentimento di stupore e di indignazione.

 

BIBLIOGRAFIA

Bauccio L. (2024). Il lupo di Bibbiano. Torrazza Piemonte (To), Amazon.

Benedetti F., Casoli M. C., De Angelis L., Salerni M., Veroli A. (2017). La terra… dalla parte dei bambini è un altro mondo. Considerazioni sull’involuzione del Diritto Minorile in Italia. In Ubi Minor – Rivista on line. Milano, Anno IV, N.2

Foti C. (2025). Sopravvissuto. Il dramma di Bibbiano. Prefazione di Luigi Cancrini. Firenze, Giunti.

Lasch C. (1979). La cultura del narcisismo. Venezia, Neri Pozza, 2020

Musco S. (2024). “Angeli e demoni”, storia del processo mediatico perfetto. Il dubbio – Rivista on line https://www.ildubbio.news – 3 giugno 2024

Otto e Mezzo di TV La7 (2023). Bibbiano, ecco cosa dicevano i politici. su you tube: https://www.La7.it.

 

Benedetti Ferdinando

Psicologo Clinico, Psicoterapeuta, Psicoanalista della Società Psicoanalitica Italiana

via Trieste 41, Ancona

Tel. 3495397815

e-mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

web: WWW.ferdinandobenedetti.it

 

Ancona, 17/6/2025

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